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Semplicemente “El Principe”: Enzo Francescoli, calciatore d’altri tempi

francescoliPremetto che non ho vissuto dal vivo la storia del protagonista di questo articolo, proverò però a raccontare le tappe della sua carriera, cercando di entrare anche io nell’aura che Enzo Francescoli emana, come tutti i GRANDI giocatori RossoBlu del passato.

“Non sarà il calcio a lasciarmi, non mi troverà seduto. Quando arriverà quel giorno vorrei si dicesse: Che gran calciatore, sì, ma che bella persona. Che Beto Alonso possa dire: Ho giocato con Francescoli e non sapete che gran tipo era. Che quando tra trent’anni incontrerò Pumpido o Gallego per la strada, possa salutarli con un abbraccio. Perché non esiste solo il calcio. Bisogna pure prepararsi per dare un buon consiglio e avere l’animo di una brava persona”

Diciassette anni di carriera, dal 1980 al 1997, tra America del Sud, Francia e Italia, 198 reti in 510 presenze nei vari Campionati e ben 17 gol in 73 presenze nella Nazionale Uruguaiana, numeri che lasciano il segno, ma Enzo Francescoli sul campo era anche altro, era “El Principe”. 

L’avventura verso la strada per diventare uno di quelli di cui ti ricordi è iniziata nelle giovanili del Montevideo Wanderers. Allora aveva solamente sedici anni ma le potenzialità erano già in circolo nel suo sangue. Dopo due stagioni nel settore giovanile Francescoli viene inserito in prima squadra e colleziona ben 20 reti in 74 presenze, collezionate dal 1980 al 1982. Successivamente vestì la casacca del River Plate, conquistando nella sua prima stagione di militanza nella squadra argentina il titolo di capocannoniere per aver siglato 24 reti in  33 partite e raggiungendo lo stesso obiettivo anche nella stagione seguente (25 reti in 34 gare). Dopo aver conquistato la scena nel Campionato Argentino, Francescoli decise di trasferirsi in Francia, nel Racing Club de France, squadra francese fondata nel 1896: 32 reti in 89 presenze durante le tre stagioni trascorse con la maglia biancoceleste e  il giovane Enzo continuava a stupire.  Dopo esser diventato un giocatore di rilievo e di grande importanza per il Racing Club de France, l’uruguaiano decide che quella dell’Olympique de Marseille, squadra militante nel massimo campionato francese, sarebbe diventata la sua nuova maglia. Un altro anno (caratterizzato da 11 reti in 28 presenze) al cospetto del pubblico francese  lo divideva dal suo approdo in Italia.

E’ il 1990 l’anno in cui Enzo Francescoli dice sì al Cagliari: la “convivenza” in campo con Josè Herrera e Daniel Fonseca gli attribuisce un ruolo non suo, che lo penalizza e limita anche la quantità di reti messe a segno. Nella sua avventura al Cagliari sigla solamente 17 reti in 98 partite, ma ciò nonostante Enzo Francescoli è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi cagliaritani che hanno potuto vivere quegli anni, ammirando il suo notevole spirito di collaborazione e la sua instancabile volontà di contribuire alla causa. Pochi gol, sì, ma un contributo immenso per il raggiungimento della Salvezza nelle stagioni 1990/1991 e 1991/1992, nonché per la qualificazione alla Coppa Uefa nel 1992/1993. Tre stagioni a Cagliari in cui, anche se il ruolo non era a lui totalmente congeniale, poté far conoscere in modo completo il suo essere, il calciatore, quello con la c maiuscola, quello che non si tira indietro ma cerca comunque di essere utile per la causa di cui fa parte. Giocatori così oggi ce ne sono ben pochi, e forse anche i tifosi tendono a classificarli solamente in base alle reti segnate e non all’apporto umano che regalano generosamente alla squadra e ai propri sostenitori, ma forse non è tutta colpa dei sostenitori, il Calcio di oggi è diverso e anche i protagonisti: ma questa è un’altra storia.

Dopo la militanza al Cagliari, Francescoli si trasferisce nella squadra granata di Torino, in cui rimane per una sola stagione, quella 1993/1994, e sigla solamente 3 reti in 24 presenze,  per poi vestire nuovamente  la maglia del River Plate dalla stagione 1994/1995 fino al dicembre 1997, mettendo a segno 47 reti in 84 presenze e chiudendo la sua carriera agonistica nella squadra in cui esplose in modo decisivo, oltre che lasciando un segno permanente essendo tra i tre migliori bomber della storia del River Plate. Durante la sua carriera vestì anche la casacca della nazionale Uruguaiana, mettendo a segno 17 centri in 73 presenze, e partecipò rappresentando la sua Terra ai Mondiali del 1986 e del 1990.

 

 Alcuni calciatori non sono solo numeri, ma anche e soprattutto emozioni, apporto umano e un’infinita valigia di ricordi che brillano ogni volta venga rispolverata e riportata alla luce.  Lui, Enzo Francescoli , è uno di quelli, un giocatore che è altro, un calciatore che ha vinto, ma lo ha fatto prima di tutto grazie alla sua personalità.

Potete chiamarlo “El Principe” . E non serve aggiungere altro.

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