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Non si può morire di Calcio: l’altra (tragica) facciata del gioco più amato al Mondo

Purtroppo quando si parla di Calcio, i suoi aspetti negativi non sono solamente quelli collegati alla corruzione, al doping e alla quasi totale perdita del suo principio di puro divertimento. Quando si parla di Calcio si pensa anche a loro, a quei giovani calciatori che sul campo da gioco hanno perso la vita, per fatalità, tragedia o chissà chè. Un destino amaro quello di chi purtroppo passa a miglior vita nel momento in cui realizza il proprio sogno da bambino, una tragica decisione del destino che fa riflettere anche noi, semplici spettatori.

Arresto cardiaco, attacco cardiaco, arresto cardiocircolatorio: queste le ragioni più frequenti per cui molti giocatori hanno lasciato la vita terrena sul campo da gioco. Giuliano Taccola, Renato Curi, Marc Vivien Foè, Paulo Sergio Oliveira da Silva, detto “Serginho”, Antonio Puerta, Piermario Morosini, Miklos Feher. La lista è davvero lunga, considerando anche i giocatori non famosi, che non hanno fatto notizia come i loro colleghi più conosciuti. Una sorte davvero beffarda, o forse bisogna parlare degli sforzi a cui sono sottoposti i calciatori? Sicuramente non è da sottovalutare la mole di sforzo fisico che questi uomini devono sostenere: allenamenti, gare ufficiali, Mondiali (per i più fortunati). Novanta e più minuti di duro sforzo, che purtroppo a volte costano cari. Oppure bisogna cercare la responsabilità nei controlli medici poco efficaci e molto poco approfonditi? E’ di qualche giorno fa la notizia riguardante Doni, ex portiere della Roma, che sembra aver annunciato il suo addio al calcio per un problema al cuore: il calciatore, dopo aver rischiato di morire, dovrebbe appendere al chiodo i guanti da portiere per cercare di allontanare il rischio.

FORTUNATI – Due esempi su tutti, Antonio Cassano e Fabrice Muamba. Il giocatore italiano ex Bari, Roma, Real Madrid, Sampdoria e Milan, è stato salvato da tempestivi approfondimenti clinici che hanno evidenziato un’ischemia, per cui è stato poi operato. Operazione riuscita, che ha donato nuovamente a Cassano la possibilità di ritornare sul campo da gioco. Fabrice Muamba invece, è stato salvato dai celeri soccorsi sul campo da parte dei medici che, capendo la gravità della situazione, hanno utilizzato in tempo utile un defibrillatore, evitando così che il giocatore potesse morire a causa dell’infarto che l’aveva appena colpito e che gli aveva causato un collasso. Il suo cuore si fermò per 78 minuti, ma complice anche la voglia di vivere del calciatore, il giovane riuscì ad uscire dal coma. Il giocatore decise di ritirarsi dal calcio, dopo cinque mesi da quel drammatico giorno, per salvaguardare la propria vita.

Una pagina a dir poco triste e buia del Calcio mondiale, una pagina che forse sarebbe meglio non “alimentare”, cercando meglio le cause dei malori, alleggerendo il carico dei giocatori e sottoponendo gli stessi a controlli più seri e approfonditi in merito. Avvenimenti tragici che riempiono pagine intere anche negli altri sport, momenti fatali a cui spesso assistiamo involontariamente.

Il quesito è tremendamente chiaro: gran parte di queste tragiche morti si poteva evitare?

Non si può morire di Calcio, non si può morire di sport.

 

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