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La Fiaba RossoBlu dai mille lieto fine

INFINITA FIABA ROSSOBLU

C’era una volta lo Stadio, c’era una volta la Radiocronaca. Questa fiaba parla di una squadra di Calcio, della sua tifoseria e del suo amore per i suoi colori del cuore. Tifare Cagliari è passione, e lo sanno bene i sostenitori RossoBlu, che neanche di fronte alle mille avversità incontrate per il cammino, hanno pensato mai di accantonare la propria fede calcistica. Questa è la storia di una Squadra che è un simbolo, uno splendente vessillo che brilla di Rosso e di Blu negli occhi di chi la ama.

Purtroppo si sa, ognuno ha i suoi nemici e la squadra protagonista di questo racconto ne ha molti a quanto pare. E’ altrettanto risaputo il fatto che sono sempre esistiti i potenti, e soprattutto di quelli malvagi il Mondo  è pieno, ma mai e poi mai il Cagliari si sarebbe aspettato che gli stessi uomini dominanti provassero a rovinare uno Spettacolo che fa sognare grandi e piccini, donne e uomini, da innumerevoli anni. La storia ci insegna che l’uomo, a volte, ha ambizioni irraggiungibili che lo spingono a fare di tutto pur di ottenere ciò che vuole: il Cagliari ha provato sulla sua pelle questa triste pratica umana, ha assaggiato il sapore amaro del potere infermo ogni domenica in cui era previsto l’incontro con una “grande” squadra, rimanendo sgomento ogniqualvolta un rigore sacrosanto non veniva fischiato, oppure quando vedeva i suoi uomini a terra, feriti, e l’arbitro indifferente non batteva ciglio. Nel 1970, anno dello Scudetto, tutta l’Italia si inchinò al Cagliari, e lo fece in modo genuino, alcuni furono orgogliosi di essere stati da esso rappresentati, perché allora il Calcio conservava ancora il fine per cui era nato,allora il Calcio era della società,  mentre oggi gli sberleffi sono all’ordine del giorno,  l’avversario non ha più quella forza razionale di ammettere le qualità del rivale di turno e gli interessi sono immensi e incalcolabili e (purtroppo) vengono prima di tutto.

 Oggi ci sono squadre di A e squadre di B, ma non parlo delle due serie che più fanno parlare nel Campionato italiano, parlo della classificazione ulteriore che è stata fatta all’interno della Serie A: il Cagliari, nonostante militi ormai da 10 stagioni consecutive nella massima Serie, viene considerato di “Serie B”. No, non sto parlando di una squadra mediocre, sto parlando di una signora Squadra, di una formazione che fa del gruppo la sua forza, del gioco il suo asso nella manica per intimorire e sconfiggere le “potenti” squadre milionarie.  Questo per farvi capire che i nemici del Cagliari esistono per un motivo, le prese in giro anche: questa squadra fa paura a tutti, perché ha saputo far fare figure poco gioiose anche a quelle realtà che credevano che il bel gioco si potesse comprare, ma da un po’ di anni questa squadra non viene rispettata come dovrebbe.

Ma la storia di questa Squadra non finisce così, tra le glorie del passato e le disparità di trattamento odierno sul campo. No, la storia del Cagliari subì una svolta nell’anno 2012: la sua casa, chiamata Sant’Elia, fu dichiarata inagibile e mano a mano che il tempo passava il Cagliari rimase senza una dimora. Da quel giorno cominciò una vicenda, un vero e proprio conflitto variopinto, che ancora oggi è vivo . Giocare in uno Stadio straniero facendo finta che sia il proprio non piacerebbe a nessuno, eppure i giocatori ce la misero tutta per riuscire a sostenere una così debilitante situazione e qui entrarono in gioco i tifosi RossoBlu: umiliati, privati del proprio diritto di assistere alle gare della propria squadra in casa, per davvero, derisi dai piani alti e anche da altri tifosi, anzi, da una sottocategoria di essi, i tifoselli, quelli che non sanno cosa vuol dire solidarizzare . Per fortuna però, il Cagliari trovò anche fedeli compagni, quelli che dimostrarono tanto appoggio e comprensione, e i giocatori RossoBlu riuscirono a reagire e a non abbattersi di fronte al vero e proprio cataclisma che si stava abbattendo sul loro animo. Gli antagonisti in giacca e cravatta pensavano che quella gloriosa Squadra si sarebbe fermata, e invece il Cagliari si librò in alto con orgoglio, come potrebbe fare un drago ferito nel cuore che trova nella sua forza d’animo la sua più grande qualità, e così, avversario dopo avversario, riuscì a vincere e stupire, regalando una grande gioia anche agli imperterriti motivatori del Cagliari, i suoi tifosi, costretti a rimanere lontani, puniti anche quando hanno voluto avvicinarsi di più ai propri beniamini scalando una recinzione, alta quanto bastava per porre un ostacolo fisico, inesistente agli occhi del cuore di tifoso.  In un momento già di per sé delicato anche il Presidente della squadra Cagliaritana fu preso di mira. Il risultato? Un uomo privato della sua libertà per tre interminabili mesi, e poi scarcerato perché le accuse con le quali era stato rinchiuso non sussistevano, prova del fatto che l’accanimento nei confronti della sua squadra non era frutto della fantasia dei suoi sostenitori.

Senza Stadio nella propria Terra per la seconda stagione consecutiva i tifosi di questa squadra, che fa del Rosso e del Blu i propri colori di rappresentanza, si sentono persi, ma con una consapevolezza in più: l’orgoglio e la forza d’animo riusciranno ancora una volta ad avere la meglio sulle avversità che imperterrite restano lì a fissare il Mondo RossoBlu. Tra l’altro, forse il Cagliari riuscirà ad avere nuovamente una propria dimora, riuscendo così a favorire il riavvicinamento graduale della tifoseria. Ma proprio quando i sostenitori cagliaritani stavano ritrovando un granello di speranza, ecco che un’altra notizia discutibile fa capolino davanti agli sguardi speranzosi dei tifosi: la radiocronaca degli incontri del Cagliari è sospesa. Donne e uomini lontani da Cagliari, dalla Sardegna, dall’Italia, ragazzi e ragazze che, a causa di forza maggiore, non avrebbero potuto comunque accedere allo Stadio, anziani signori che si affidano ogni domenica alla radiolina, giovani che viaggiano e sintonizzano la giusta stazione per non perdersi neanche una briciola di racconto di ciò che sta succedendo sul campo, tutte queste persone si sono sentite smarrite e vittima dell’ennesima beffa. Niente Stadio, niente radiocronaca: questa è l’amara realtà, questo è l’ennesimo frammento di vetro di uno specchio che hanno frantumato davanti ai tifosi impotenti, stremati da queste continue angherie, vittime di un gioco che sta durando da troppo tempo e che coinvolge anche parti che dovrebbero essere amiche. Sgomento e incredulità assalirono i tifosi di questa Squadra, incapaci di credere nell’ennesimo lampo che si sta abbattendo sull’emblema della loro fede. Prima lo Stadio, ora la Radiocronaca, un altro diritto dei tifosi violato, l’ennesimo colpo basso che sottrae i sostenitori RossoBlu di un importante appuntamento domenicale, capace di ricreare per filo e per segno ciò che avviene in campo, rendendo raggiungibile la squadra anche quando è lontana, donando una visione reale, e non distorta come quelle di chi fa radiocronaca perché deve farla, ma sognatrice, come chi la fa per passione e sincera devozione.

Essere tifosi della squadra di cui vi ho raccontato le infelici vicende che la interessano è passione, un vero atto di fede, che mai e poi mai nessun infelice avvenimento potrà scalfire, e di questo ne hanno dato una consistente prova i sostenitori RossoBlu, ancora più orgogliosi e pronti a difendere a spada tratta i propri colori del cuore.

In ogni circostanza il Cagliari è sempre riuscito a riemergere dalle profonde e torbide acque del dispetto, a testa alta, e lo farà sempre.

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