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Gigi Riva e un’isola scolpita nel cuore

GIGI RIVA 2Un uomo, un numero, una storia: Luigi Riva, detto Gigi, ha costruito la Storia del Cagliari, di quella squadra che ha rappresentato l’orgoglio di un’intera Isola quando ha stretto tra le mani lo Scudetto. Riva ha scritto le pagine della squadra RossoBlu con il suo stile semplice ma efficace, è colui che ha contribuito a rendere Grande il Cagliari di allora, trascinandolo trionfalmente fino allo Scudetto del 1969-1970. Un calciatore d’epoca, uno a cui “il piede destro serve solo a salire sul tram”, come disse Manlio Scopigno, suo allenatore negli anni d’oro.

Nato il 7 novembre 1944, la sua infanzia non si può definire semplice, una giovane esistenza fatta di rinunce e sacrifici, come quelli che tutte le famiglie di un tempo dovevano fare per tirare avanti. Erano tempi difficili, ma i giovani, compreso lui, avevano un qualcosa in cui credere, qualcosa che riempiva i loro giorni di sorrisi e gioie, uno sport che oggi viene spesso ridicolizzato da uomini non proprio riconoscenti della fortuna che hanno tra le mani, non solo in termini di denaro, ma anche e soprattutto in termini umani: il Calcio.

I primi passi nel Calcio – Il campetto vicino la sua casa era il luogo in cui Gigi, come tutti i ragazzini della sua età, trascorreva le sue ore spensierate. All’età di 16 anni, ottiene i primi segnali di quella che sarebbe poi diventata una carriera stellare: giocatore di una squadra dilettantistica, il Laveno Mombello, Riva si mette in evidenza segnando ben 30 reti nella prima stagione, quella del 1960-1961, e 23 reti nella stagione successiva. Dopo essersi messo in vista e aver segnato un totale di 53 reti, approda in Serie C nel Legnano, con cui esordisce il 21 ottobre del 1962. Aveva solamente 18 anni e non fece altro che continuare ad impressionare tutti con le sue capacità: 6 reti in 23 partite bastarono per convincere il Cagliari a palesare il suo interesse per il giovanissimo Gigi Riva.

L’approdo al Cagliari – Ciò che Gigi aveva costruito nelle sue precedenti avventure, al Laveno Mombello e al Legnano, lo portò in Sardegna, nella stagione 1963-1964. Il Cagliari militava in Serie B e lo acquistò. Per un ragazzo così giovane, un’occasione in più, un’occasione molto importante per costruire il proprio futuro, ma chissà se l’allora diciottenne Riva poteva immaginare che quella maglia, quei colori sarebbero stati quelli che l’avrebbero portato ad essere il Mito che è oggi, per i tifosi Sardi e tutti i veri amanti del Calcio, quello vero.  Il Cagliari, grazie anche alle 8 reti del giovane Riva, si piazzò secondo nel Campionato cadetto conquistando così la Serie A.

Una vita in Rosso e Blu – La sua carriera continuò a costruirla con la maglia del Cagliari: allora il Calcio era genuino e ciascuna squadra lottava liberamente per il premio più importante in palio, lo Scudetto. Erano anni diversi, anni fatti di conquiste difficili per le popolazioni, anni di determinazione, di ricostruzione della storia dopo gli scempi delle Guerre Mondiali, anni in cui il Calcio conservava la sua vera essenza. Gigi Riva è un giovane capace, dal carattere forte e di sani principi, che dà cuore e corpo per i colori che indossa, l’esempio più trasparente di amore per il Calcio. Dal 1963 quella maglia Rossa e Blu non la lasciò più.

Nel campionato 1968-1969 fu capocannoniere e si ripetè anche nella stagione successiva, quella del 1969-1970, quella dello Scudetto cagliaritano, in cui Riva si affermò nella sua totalità, facendosi conoscere come un attaccante puro e completo, mancino, imbattibile nei contrasti, capace nel dribbling e nel gioco di testa, e non solo: disponibile anche a schierarsi in difesa se necessario, se serviva era pronto a vestire anche i panni di regista e quelli di esortante nei confronti dei compagni meno motivati. Insomma, un ragazzo naturalmente dotato e portato per ciò che amava fare, un giovane in grado di far innamorare del Calcio anche gli indecisi.

Nel campionato post-scudetto un grave infortunio durante un match con la maglia della Nazionale Italiana: ciò incise anche sul Campionato del Cagliari, che abbandonò il primo posto in classifica e rimediò l’eliminazione agli ottavi di finale della Coppa dei Campioni. Nonostante l’infortunio, Riva ricominciò a giocare come sapeva fare già nel Campionato successivo, siglando ben 21 reti in 30 partite: non male per un calciatore reduce da non indifferenti problemi fisici. Anche le stagioni successive furono di alto livello ma altri infortuni lo costrinsero a non disputare tutte le gare del Campionato 1974-1975, ma solamente 8 incontri in cui segnò soltanto 2 reti. Nel 1976 rimediò l’infortunio che lo costrinse ad abbandonare definitivamente il Calcio: un importante strappo muscolare all’adduttore della coscia destra, che aggravò la sua situazione fisica e Riva fu obbligato a chiudere la sua ricca carriera di soddisfazioni; aveva quasi 32 anni.

Fino a quando ha potuto ha onorato la maglia del Cagliari, si è prestato con altrettanta passione all’avventura che si chiamava Nazionale. Per lui arrivò anche la proposta della Juventus per portarlo in bianconero: 1 miliardo di lire al Cagliari avrebbe potuto strapparlo ai colori che indossava con tanto orgoglio; già, “avrebbe potuto”, perché Riva non prese neanche in considerazione, affermando la sua salda e decisa volontà di rimanere al Cagliari, e così fu. Il 9 febbraio del 2005 gli fu concessa dal Comune di Cagliari la cittadinanza onoraria e nel 2005 il Cagliari decise di ritirare il mitico numero 11 che Riva vestì durante la sua carriera nella squadra sarda, con una cerimonia speciale, degna di un campione come Gigi Riva. Prima del ritiro della sua maglia, Rocco Sabato la vestì e fu proprio lui a riconsegnarla a Riva.

La Nazionale Italiana – La maglia della Nazionale Italiana arrivò ben presto dopo il suo approdo al Cagliari: nella seconda stagione con la maglia RossoBlu, Riva ottenne la convocazione nella Nazionale di Edmondo Fabbri, con la cui maglia esordì il 27 giugno 1965, a soli ventanni, nel match amichevole tra Ungheria e Italia. Nel quarto incontro con la maglia della Nazionale, siglò la sua prima rete con la maglia degli Azzurri, nel match tra Italia e Cipro. Non fu convocato per il Mondiale del 1966, ma partecipò alla trasferta come aggregato. Nel 1967 rimediò in uno scontro di gioco la frattura del perone, che però non lo tenne fermo per molto tempo: infatti, dopo essersi ripreso, visse un brillante periodo con la maglia della Nazionale.

Dal 1967 al 1970 segnò la bellezza di 22 reti in 21 partite, ottenendo anche un record per aver segnato in sei partite consecutive. Campione d’Europa nel 1968, disputò anche il Mondiale del ’70 in Messico, in cui segnò 19 gol in 16 partite. Riuscì a diventare il miglior cannoniere della storia della Nazionale Italiana, raggiunse e superò i 33 gol di Giuseppe Meazza, mettendone a segno 35. La sua ultima partita con la Nazionale Italiana la disputò il 19 giugno 1974: era il Mondiale ’74, Italia-Argentina. Notevole quindi anche l’apporto alla Nazionale Italiana, notevole l’impegno e le capacità di Riva, un calciatore unico.

Una nuova avventura: dirigente sportivo – Il suo contributo al Calcio sardo non terminò con la fine della sua carriera da calciatore a Cagliari, infatti nel 1986-1987 ebbe una breve esperienza come Presidente della società RossoBlu e fondò una scuola di calcio, tra l’altro la prima in Sardegna, la “Scuola Calcio Gigi Riva”, riflettendo così la sua grandissima esperienza nei sogni dei giovani che sognano la sua florida carriera. Dal 1990 ricoprì un ruolo all’interno della FIGC, dapprima come dirigente accompagnatore poi come team manager. Nel maggio 2013 decide di ritirarsi dalla scena, ponendo fine al sodalizio con la Nazionale Italiana.

Dopo la sua spettacolare avventura al Cagliari, ha ottenuto diverse onorificenze: nel 1991, per meriti sportivi e su iniziativa del Presidente della Repubblica, “Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana”; nel 2000, sempre per meriti sportivi e su iniziativa del Presidente della Repubblica, ricevette l’onorificenza “Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana”; l’ultima nel 2006, su iniziativa del Presidente del CONI, è stata la Stella d’oro al Merito Sportivo con la dicitura “Dirigente accompagnatore della Nazionale di Calcio Campione del Mondo 2006”.

 

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“Fu una questione d’orgoglio. Ecco, è la parola giusta: orgoglio. Io sono lombardo ma mi sentivo come loro, mi sento come loro. I sardi venivano da secoli di pregiudizi: per tutti, o erano banditi o erano pecorai. Grazie a una squadra di calcio, un’intera terra poteva finalmente essere fiera di qualcosa. C’erano i pastori con la radiolina incollata all’orecchio, c’erano uomini e donne che avevano aspettato troppo a lungo la loro rivincita sociale. Gliela offriva il calcio, e fu bellissimo”

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