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C’era una volta Is Arenas…

is arenas

Mesi e mesi in bilico, tra belle prospettive e speranze spazzate via dal vento, tra lotte non troppo diplomatiche e decisioni drastiche: il periodo infernale che ha vissuto l’ambiente cagliaritano è giunto, se non ad una tanto ambita netta conclusione, ad una svolta. Il Cagliari ha detto addio all’impianto Is Arenas tramite il comunicato al comune di Quartu, con cui ha disdetto l’utilizzo della concessione dell’impianto per tre anni, ha annunciato di smontare le tribune di cui era stato spogliato a suo tempo il Sant’Elia e ha dato il via alle contrattazioni per scegliere il luogo in cui sorgerà la nuova casa del Cagliari, sperando che potrà essere finalmente quella definitiva. Non è di certo una circostanza facile quella in cui si trova il mondo RossoBlu, ma di certo è una grandissima consolazione sapere che la squadra ha saputo azzerare i dispiaceri e mantenere lucidamente al primo posto il Campionato.

Ora si guarda al futuro impianto, che potrebbe sorgere a Terralba, in provincia di Oristano oppure in altri comuni, che di certo accoglierebbero a braccia aperte le domeniche all’insegna del Cagliari. Ma prima sono da definire modalità e tempi per provvedere allo smontaggio delle tribune dall’impianto quartese; quest’ultimo non ha avuto sicuramente un’esistenza semplice, anche se, giustamente, i tifosi hanno sperato fino all’ultimo che rimanesse lo Stadio della propria squadra del cuore. “Un gioiellino”, così veniva spesso definito l’impianto di Is Arenas, che inizialmente portò una ventata d’aria fresca, quando i tira e molla per la realizzazione della Karalis Arena a Elmas erano ormai all’apice. Sicuramente molti pensarono che la soluzione Quartu sarebbe stata quella definitiva, non immaginando neanche minimamente l’incubo in cui si sarebbero presto trovati catapultati. Abbonati, tifosi paganti e tifosi davanti alla tv: tutti, senza esclusione di nessuna delle categorie, meritano di vedere la propria squadra in CASA nella propria casa, e non in quella di altri. Tra manifestazioni e battibecchi che hanno anche portato al malcontento tra tifosi, tra quelli che hanno presenziato di fronte Is Arenas e quelli che non lo hanno fatto. Riguardo a questo fatto rispetto ma non condivido questa lamentela, il Cagliari è priorità di tutti i sostenitori, ma purtroppo bisogna anche comprendere che in questo periodo non tutti possono permettersi di effettuare viaggi, anche se per una giustissima causa, ma ciò non significa che coloro che non sono stati presenti siano tifosi di serie b, è a dir poco inaccettabile questa insinuazione. Un altro tema divide i tifosi: c’è chi vuole assolutamente lo stadio a Cagliari e non accetta neanche lontanamente l’ipotesi che possa invece sorgere in un altro comune (ancora di meno se in provincia di Oristano), c’è chi invece si “accontenta”, pensando “meglio in Sardegna che fuori!” e c’è chi, come me si trova in bilico tra le due fazioni. Personalmente credo che la squadra debba poter giocare nella propria città, ma è altrettanto vero che di fronte a scenari catastrofici è anche giusto auspicare il sorgere dello stadio a Oristano o ovunque, purchè in terra sarda.

Ma torniamo al presente. Ora il Cagliari sarà ospitato da Trieste o da Rieti, forse, fino almeno alla fine della stagione odierna: torna la trasferta obbligata ma questa volta si ha come la sensazione che, dopo questo periodo, ci sarà la svolta vera e propria, quella che darà i frutti sperati, quella che finalmente chiuderà questa complicata vicenda una volta per tutte.  Di pazienza i tifosi ne hanno avuta parecchia e di certo non si arrenderanno proprio ora: serve coesione, vera dedizione e vicinanza alla squadra e alla società, in questo momento delicata ma non arrendevole senza il Presidente in libertà.

La soluzione per cui opterà l’entourage RossoBlu sarà la migliore, e allora il Cagliari potrà ancora di più dar filo da torcere ai propri avversari, sia sul campo sia fuori.

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